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La Maria dei dadi da brodo

Data:

28/02/2019


La Maria dei dadi da brodo

Il Consolato Generale d'Italia in Valona in collaborazione con l'Ufficio Scuole dell'Ambasciata d'Italia presenta:
La Maria dei dadi da brodo
rappresentazione teatrale di Federica Iacobelli e Marinella Manicardi
Lunedì 4 marzo alle ore 15.30 - Palazzo di Cultura "Labëria", Valona
Marinella Manicardi parla della sua terra, della città di Bologna e del lavoro che ne ha costruito e impastato cultura e identità da sempre. Con la collaborazione al testo di Federica Iacobelli, ha diretto e interpretato questo spettacolo prodotto da Arena del Sole-Nuova Scena-Teatro Nazionale.
Per il pubblico albanese verrà presentato in una speciale riduzione. Marinella passa da un personaggio all'altro, maschile o femminile che sia, trasformando in personaggio la città stessa, Bologna.
Donne che prima lavoravano la seta, poi che confezionano tè, cosmetici, medicine, o che suggeriscono a mariti meccanici nuove macchine. Come la Maria che, stanca di conservare la crema per il brodo, sollecita e ispira l'invenzione della macchina impacchettatrice venduta ancora oggi in tutto il mondo.
Una trama apparentemente leggera nei toni ironici, tipici di quei luoghi, per scavare nel profondo di un modo di essere e di vivere.
Impastare è un verbo che ben si confà alla drammaturgia e, insieme, alla storia di una città che dall'impasto tra lavoro manuale e lavoro intellettuale (artigianato, Università, Istituti Professionali) ha tratto la sua forza.
Oggi le sue industrie che fanno 'cose', motori di auto o macchine impacchettatrici, hanno creato, tra tante invenzioni, macchine che confezionano e diffondono prodotti gastronomici in tutto il mondo (pasta, tortellini, prosciutti, caramelle, dolci, frutta, verdure e anche dadi da brodo!).
Il buon vivere come conseguenza del buon lavorare che genera un modello non solo di convivenza, molto particolare e forse unico, ma anche un’architettura urbana, fisica e psicologica, continuamente attenta all'innovazione.
Tema di questo spettacolo è Il lavoro come identità culturale che diventa gesto teatrale, racconto di problemi, invenzioni, sconfitte e rinascite in una comunità di donne e uomini che fianco a fianco hanno costruito democrazia e ricchezza, senza dimenticare luoghi dove ballare e forse innamorarsi.
Il testo è molto adatto alla storia di laboriosità e di protagonismo delle donne nella cultura albanese.


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