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TI AMO DA VIVERE - mostra fotografica e teatro

Data:

11/03/2019


TI AMO DA VIVERE - mostra fotografica e teatro

Venerdì 8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, il Consolato Generale ha ospitato “TI AMO DA VIVERE” – mostra fotografica di Marco Picistrelli e pièce teatrale di Daniela Moccia.

 

posteri ti amo da vivere


Il progetto “TI AMO DA VIVERE” è stato presentato in diversi teatri italiani sempre con il patrocinio dei Comuni interessati. Il 25 novembre scorso è stato presentato nella Sala Protomotoca del Campidoglio in Roma in presenza del Sindaco della città Virginia Raggi.
“Una serie fotografica che si ispiri ad uno scopo ben definito può diventare l’arma più potente

e al tempo stesso la nota lirica più tenera” – In questa citazione del fotografo László Moholy-Nagy, c’è tutta l’esigenza che ogni artista sente di poter contribuire ad uno scopo sociale nel tempo in cui vive, utilizzando il proprio mezzo di espressione.

Il fotografo d’arte Marco Picistrelli all’interno delle sue innumerevoli mostre di viaggio, (Tibet, Isola di Pasqua, Capo Nord, Islanda, ecc.) dedica sempre una delle sale al suo progetto contro il “Femminicidio”.

“Porto la bellezza della natura ma dedico uno spazio anche alle contraddizioni degli uomini, l’amore per la vita e il dolore della morte, l’impegno sociale per me è un dovere, noi artisti possiamo utilizzare linguaggi che parlano e arrivano su frequenze emotive diverse.
La comunicazione non verbale, come nel caso della fotografia, talvolta è più efficace perché arriva nel profondo, lascia traccia, si rivolge alla nostra interiorità ed emotività”. Così descrive l’artista la sua scelta, che ormai porta avanti da anni, utilizzando per questo anche altre modalità di rappresentazione come ad esempio il Teatro.

Daniela Moccia ha interpretato due monologhi “NANNARELLA” di Giulia Ricciadi e “FINCHE’ MORTE NON CI SEPARI” di Francesco Olivieri.
Nel primo nei panni di una prostituta romana convinta che l’amore si manifesta anche attraverso le “botte” (parola dialettale romana che indica violenze fisiche e psicologiche).
Nel secondo è la storia di una “morta ammazzata” che parla e si esprime in prima persona. Una drammatica ricostruzione di un vissuto reale e toccante, dove l’attrice “vive” su se stessa un intenso ventaglio di emozioni che coinvolgono lo spettatore fino al toccante epilogo finale


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